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Agrisole
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notizia del 20/7/2010 ]
L’ALTRA ECONOMIA Il 33% del pil agricolo è sommerso
Secondo il rapporto Istat il valore aggiunto nel 2008 ha superato 9 miliardi dagli 8 miliardi del 2000 Irregolare il 24,5% dei lavoratori – Flai: fenomeno in crescita, dopo Rosarno non è cambiato nulla
Il «nero» continua a essere il colore di moda per l’agricoltura. L’aggiornamento relativo agli anni 2000-2008 dell’Istat sulla misura dell’economia sommersa e del tasso di irregolarità dei lavoratori ancora una volta mette in evidenza una situazione da allarme rosso. Il valore aggiunto complessivo del sistema Italia è valutato dall’Istituto di statistica tra 255 e 275 miliardi di euro con un peso sul valore aggiunto «regolare» tra il 16,3 e il 17,5%. E ancora una volta l’agricoltura guadagna il podio. Dal 2000 la crescita dell’economia agricola sommersa è stata costante partendo da 8 miliardi per arrivare nel 2008 a 9,1 miliardi di euro. Con una percentuale che dal 29,7% è schizzata al 32,8 per cento con una sola contrazione registrata nel 2003. Per l’Istat nei settori dell’agricoltura e dei servizi è particolarmente diffusa l’evasione contributiva e fiscale. Ma è proprio sui contributi previdenziali che nei campi si registra la principale emergenza.
L’agricoltura – sottolinea il rapporto Istat – emerge infatti anche «come il settore con la maggiore incidenza di unità di lavoro non regolari e con un tasso di irregolarità in aumento dal 20,9% del 2001 al 24,5% del 2009». L’Istituto di statistica fornisce anche le cause del fenomeno dovute al caratere stagionale dell’attività agricola e al «forte ricorso al lavoro a giornata». Situazioni che non sono state frenate neppure dalle misure di regolarizzazione degli stranieri e del lavoro atipico.
Intanto il ministero del Lavoro sta procedendo a un piano di controlli straordinario finalizzato proprio a debellare la piaga dell’occupazione irregolare e anche i numeri dell’Inps evidenziano la crescita del fenomeno.
Per la Coldiretti un valido strumento per porre un argine all’irregolarità è il voucher, introdotto per la prima volta in via sperimentale nella vendemmia 2008 e che negli anni è stato applicato ad altre tipologie di lavoratori comprendendo nell’ultima estensione anche casalinghe e cassintegrati.
La Coldiretti afferma che si tratta di un’opportunità colta da 20mila giovani che rappresentano un quarto del totale di 80mila lavoratori che hanno usufruito di questo sistema di pagamento. L’organizzazione agricola sottolinea che il 46% dei voucher complessivi sono stati utilizzati in campagna.
Resta invece molto critica la posizione della Flai-Cgil. Per il segretario generale, Stefania Crogi, «L’agricoltura si conferma essere, quindi, una terra di nessuno, dove in moltissimi casi si riesce a fare impresa senza rispettare le regole, nell’illegalità e sfruttando i lavoratori». Secondo Crogi da Rosarno «non solo non è stata fatta una vera azione di contrasto al lavoro nero e al caporalato ma questi fenomeni sono in aumento e cominciano a essere segnalati anche in regioni d’Italia finora avulse a queste dinamiche come l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia, la Toscana e l’Abruzzo».
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Autore: Annamaria Capparelli
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